OMAGGIO AD ISAC RABIN
“Israele tu hai abbandonato La fonte della sapienza!” Bar 3,9-15
Il 4 novembre
1995, Yitzhak Rabin veniva assassinato a Tel Aviv. Quel colpo di pistola non
uccise solo un uomo, ma la speranza di pace tra israeliani e palestinesi.
Rabin, generale e fondatore dello Stato ebraico, aveva compreso che solo un
accordo con i palestinesi avrebbe potuto garantire un futuro di sicurezza per
Israele.
Rabin fu ucciso al
termine di una manifestazione per la pace, davanti a migliaia di persone, da
tre colpi sparati a bruciapelo. L’assassino, Yigal Amir, era un giovane estremista
legato al partito Kach, messo fuorilegge per razzismo. Rabin era diventato il
bersaglio dell’odio di una parte fanatica del Paese. Emblematico è il caso di
un giovane militante che allora si vantò di essere arrivato fino alla sua auto,
affermando che avrebbe potuto colpirlo. Quel giovane era Itamar Ben Gvir, oggi
ministro della sicurezza nel governo Netanyahu. 31 anni dopo, la sua ascesa
politica segna la distanza abissale tra l’Israele di Rabin e quello di oggi.
Gli Accordi di
Oslo del 1993, firmati da Rabin, avrebbero dovuto aprire la strada a uno Stato
palestinese. Ma fu bollato come traditore. Si racconta che «veniva ritratto, ad
esempio, vestito da nazista, paragonato a Hitler, minacciato continuamente di
morte». Il suo assassinio segnò la fine di Oslo e l’inizio di una nuova fase:
Israele si avviava verso una trasformazione profonda, più chiusa. Rabin rappresentava l’“uomo nuovo”, l’israeliano laico e socialista, nato
per superare l’identità dell’ebreo della diaspora.Il ritorno a un’identità
etnica e religiosa segna una rottura profonda con il sogno dei padri fondatori.
Il futuro di Israele appare incerto. Diversi analisti parlano di “suicidio”
dello Stato ebraico. Alcuni non accettano questa definizione, ma si dice: «Se
prosegue su questa china è destinato a non poter più esistere». Recuperare lo
spirito degli Accordi di Oslo, tornare sulla via del dialogo, riaffermare i
valori democratici: questa rimane l’unica strada per garantire un futuro di
pace e sicurezza. La lezione di Rabin, a 31anni dalla sua tragica scomparsa,
non è mai stata così attuale.





